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La volontà di rilancio che anima la viticoltura campana ha il suo più evidente riflesso nella rapida crescita numerica delle zone poste sotto tutela normativa. Orgoglio regionale è il Taurasi, primo vino del Meridione ad ottenere il riconoscimento della Docg, cui si affiancano diverse produzioni DOC e IGT.
L’aspetto più appariscente di questa azione sono le 70 differenti tipologie di vini, tra cui anche spumanti, passiti e liquorosi; quello più interessante è il salvataggio dall’estinzione di produzioni antiche, legate a vitigni a diffusione locale e a metodi di coltivazione che si riallacciano ad antiche tradizioni.

Nel vigneto campano, disposto per la quasi totalità tra collina (oltre il 70%) e montagna (15%), i rossi occupano i primi posti con la terna Aglianico, Sangiovese e Barbera (40%), seguita dai bianchi Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Falanghina. In piccole percentuali seguono vitigni indigeni dai nomi popolari: Piedirosso, Falanghina, Sciasinoso, Coda di Volpe Bianca e Forastera, per dire solo dei più noti.

La tendenza in atto è per la valorizzazione delle varietà locali, attuata anche attraverso la mappatura dei terreni a loro congeniali. Questo a discapito dei vitigni italiani e non, importati negli ultimi decenni. Quanto alle forme di allevamento, prevale il tradizionale tendone (41%), peraltro incalzato da varie forme di spalliera. Interessanti permanenze riguardano gli arcaici sistemi dell’alberata, con i tralci distesi ad alti festoni da un tutore all’altro.

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